Quando fai \"troppo\", perdi l'essenziale

Ci sono momenti in cui inizio a fare mille cose insieme, passo da una all'altra senza accorgermene, un'idea mi porta a un'altra, poi mi ricordo qualcosa da fare in casa, poi un progetto, poi un altro ancora…

e a un certo punto mi ritrovo con tutto aperto e niente davvero concluso,

come se stessi facendo tanto ma senza essere davvero presente in nulla.



E lì mi fermo. Sorrido.

Perché lo riconosco subito. Io lo chiamo la sindrome di zia Maria.



Lei faceva sempre così: iniziava ovunque, lasciava tracce un po' dappertutto…

ma poi, con i suoi tempi, tutto tornava al suo posto.

Ed è proprio questo che mi resta.

E quando mi rivedo in quel momento, invece di giudicarmi, mi viene naturale fermarmi.

Prendo un foglio, faccio uno schema semplice, niente di rigido,

solo per rimettere ordine a partire da ciò che conta davvero.



E subito dopo mi chiedo: come posso tornare a me senza dover scegliere tra tutto o niente?

La risposta, per me, è arrivata nel tempo, attraverso piccoli limiti interni e decisioni semplici.

Perché la mente, quando parte, sa essere molto convincente:

ti dice che devi fare tutto, che non hai tempo, che se ti fermi perdi qualcosa…

ed è lì che nasce il caos.


Ma quando mi fermo, quando scrivo, quando metto nero su bianco ciò che conta davvero, tutto cambia.

Non perché faccio di più, ma perché scelgo meglio.



E soprattutto ho imparato questo: non tutto quello che pianifichi deve succedere oggi.

Ci sono cose che possono aspettare, e non per questo perdono valore.



Per me, l'essenziale è questo: ascoltarmi davvero, non forzare, seguire il flusso mantenendo una direzione che sento mia.

Perché a volte fare meno è, paradossalmente, fare di più.



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