Per molto tempo ho creduto che la vita si trovasse sempre qualche passo più avanti.
Nella meta successiva. Nel prossimo traguardo. Nella risposta che ancora non avevo trovato.
Come se il senso delle cose abitasse costantemente oltre il presente.
Eppure, guardando indietro, mi accorgo che molti dei momenti che oggi custodisco con più tenerezza
non coincidono con gli arrivi, ma con ciò che è accaduto lungo il cammino.
Forse perché esiste una forma sottile di fretta che non riguarda il tempo.
È quella che ci porta a vivere un'esperienza mentre siamo già proiettati verso quella successiva.
A desiderare il raccolto mentre il seme è ancora sotto terra.
A cercare il disegno completo quando la vita ci sta offrendo soltanto il prossimo tassello.
Negli ultimi anni ho imparato a sostare di più.
A lasciare che alcune domande maturassero senza pretendere una risposta immediata.
Ad accogliere il valore nascosto delle stagioni lente.
E, soprattutto, a distinguere ciò che apparteneva davvero a me da ciò che avevo semplicemente raccolto lungo la strada.
Ci sono idee che illuminano un tratto del percorso e poi chiedono di essere lasciate andare.
Ci sono convinzioni che un tempo ci hanno protetto e che, più tardi, diventano confini troppo stretti.
Ci sono desideri che nascono dal cuore e altri che nascono dall'abitudine di rincorrere ciò che tutti sembrano considerare importante.
Non per avere di più. Ma per abitare meglio ciò che già siamo.
Oggi, se dovessi scegliere le parole che desidero portare con me nel prossimo capitolo della mia vita, sceglierei:
leggerezza, gratitudine, abbondanza, amore e presenza.
E ci sono cose che possono essere comprese soltanto quando smettiamo di rincorrerle.
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