Ci sono promesse che facciamo agli altri e che diventano immediatamente importanti.
Le annotiamo. Le ricordiamo. Ci organizziamo per mantenerle.
Eppure, osservando la mia vita, mi sono accorta di qualcosa di curioso.
Le promesse che facevo a me stessa spesso non ricevevano la stessa attenzione.
Leggerò quel libro. Inizierò quel progetto. Mi prenderò una pausa.
Farò quella passeggiata. Mi dedicherò del tempo.
E poi arrivava qualcosa di più urgente. O almeno così sembrava.
Così quelle promesse venivano spostate. Di un giorno. Di una settimana. A volte di anni.
Credo che molte volte accada perché ci abituiamo a considerare noi stessi come qualcosa che può aspettare.
Come se il tempo dedicato a noi fosse sempre negoziabile.
Ogni volta che rimandavo qualcosa che avevo promesso a me stessa, non stavo semplicemente spostando un'attività.
Stavo rafforzando un messaggio silenzioso: "Non è così importante."
E, ripetuto abbastanza volte, quel messaggio finisce per influenzare il modo in cui ci percepiamo.
Perché la fiducia non nasce soltanto da ciò che otteniamo.
Nasce anche dal rapporto che costruiamo con le nostre parole.
Forse è per questo che oggi guardo con più attenzione alle piccole promesse che faccio a me stessa.
Non perché debbano essere perfette. Ma perché raccontano qualcosa della relazione che sto costruendo con me.
Ho scoperto che mantenere una promessa fatta a me stessa non riguarda soltanto il risultato finale.
Riguarda la coerenza. La presenza. Il rispetto.
E forse la vera domanda non è quante promesse stai facendo.
Ma quante di quelle che fai a te stessa stai davvero onorando.
E ogni atto di fiducia diventa un mattone con cui costruisci la persona che stai diventando.
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